La differenza sostanziale tra Major ed etichette indipendenti

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Nell’immaginario collettivo, firmare un contratto discografico equivale alla coronazione di un sogno. Si è portati a pensare che ormai il successo ha bussato alla propria porta e da lì in poi, la vita sarà un felice e leggiadro sogno. Ma la verità è, che c’è poca consapevolezza sul funzionamento dell’industria discografica, in particolare, sulla percezione che si ha delle imprese del disco. Le major non fanno beneficenza e non sono al mondo per coronare i sogni altrui. Sono in business e operano con gli stessi obiettivi prefissi da altre aziende, appartenenti a categorie merceologiche differenti.

L’artista esordiente pensa che basti la firma su un contratto per essersi assicurato il successo e queste aspettative, spesso, vengono disilluse dal tonfo della dura realtà. Nella fattispecie, ciò che fa gola al giovane musicista, è il contratto discografico totale, che per intenderci, sarebbe quello che vedrebbe l’accollo di tutte le spese, da parte delle major. Ma prima di esultare per questa eventuale svolta, c’è da fare chiarezza su un punto. Il contratto discografico totale, non è sinonimo di successo ed esistono rischi che potrebbero ritorcersi drasticamente sul giovane esordiente.

Per l’assunto, secondo il quale, una major altro non è che una realtà aziendale con l’obiettivo di generare profitto e scongiurare rischi e perdite di fatturato, facciamo presto a capire che la priorità imminente non è “la felicità del ragazzo“, ma il ritorno sull’investimento.

Di fatti, se il prodotto non funziona e non genera i profitti sperati, al giovane gli saranno segate le gambe. Potrà prendere il suo bel cd e metterlo come sottofondo, mentre mamma e papà, nel cercare di consolarlo, faranno il bilancio dei soldi andati in fumo.

Soldi andati in fumo, penserai? Ma come? Non era tutto a carico della major?

Andiamo con calma e capiamo meglio come funziona l’iter che normalmente viene seguito.

La trafila per concludere la firma del contratto, normalmente, segue dei tempi burocratici abbastanza lunghi e di sicuro non è argomento da primo approccio, durante le chiacchiere iniziali con il discografico.

Probabilmente il primo approccio, consisterebbe in una comunicazione di qualche tipo, dove s’informa il giovane musicista che il materiale pervenuto è stato ascoltato e apprezzato, in quanto rientrerebbe nei piani editoriali.

Insomma, ci sarebbero i presupposti per parlare di cose costruttive. La chiacchierata potrebbe evolversi con una succinta promessa, di poter fare qualcosa d’interessante. Il giovane appena lusingato tenderebbe a far schizzare l’adrenalina a mille e senza più ascoltare l’interlocutore, inizierebbe a fare un lungo viaggio mentale. Già s’immagina a firmare autografi con tanto di ragazzine che, solo a guardarlo, si strapperebbero i capelli, per l’eccesso di venerazione. E perché non metterci nel trip mentale anche un fiammeggiante macchinone parcheggiato sotto casa, pieno di belle bionde che non aspettano altro che interloquire con sua maestà il divo?

“Ragazzo, andiamo piano… siamo ancora alla prima chiacchierata.”

Successivamente al primo contatto avuto con il giovane talento, si combinerebbe un appuntamento per discutere in modo più concreto sulle varie possibilità…

La chiacchierata vera e propria ha inizio. Si fa una cernita sui vari brani dell’artista e si cercherà di scegliere quelli maggiormente interessanti. Completata questa fase,  finalmente si avranno da entrambe le parti, le idee più chiare sul da farsi.

A quel punto, verrebbe chiesto al giovane di sistemare “quell’insieme poco chiaro di suoni” con produzioni in studi professionali, l’obiettivo sarebbe quello di proporre all’intero management prodotti garbati sul quale decidere definitivamente se finanziare o meno. Verrebbero consigliati studi professionali esterni alla major, tuttavia in stretta collaborazione. La firma del contratto non è ancora avvenuto, di conseguenza le spese di produzione sarebbero a carico del giovane, anzi del babbo.

Ecco i primi soldini che se ne vanno via…

Durante tutto questo lavoro, al giovane verrebbe tacitamente “consigliato” di non lanciarsi in lavoretti che potrebbero compromettere l’eventuale immagine artistica da creare. Le cose si protrarrebbero per qualche mese,  ma alla fine (immaginando che tutto vada  per il verso giusto), giungerebbe la tanto attesa firma del contratto discografico e quello editoriale. Il contratto discografico totale conferisce tutta una serie di diritti alla major e pochi all’artista e questi si troverebbe presto in una posizione di massima subordinazione. Non potrà prendere nessun genere d’iniziativa, senza il benestare della casa discografica e dovrà rinunciare alla libertà di esibirsi in altre sedi, qualora il management gli negasse il permesso. La cosa drammatica è, che questi limiti di libertà esistono sopratutto quando il giovane talento è squattrinato e le prospettive di guadagno, ancora lontane. Il disco è finito ed ora si è pronti per la stampa e ogni altra faccenda promozionale. Il giovane esordiente trattiene il fiato e incrocia le dita. Oggi giorno le case discografiche adottano un atteggiamento piuttosto prudenziale per quanto riguarda l’intera filiera produttiva e prima di rischiare bagni di sangue finanziari, ci pensano mille volte su. La prima stampa non andrebbe oltre le 3000 copie, infatti, potremmo anche  consideralo una sorta di test preliminare per sondare la risposta del pubblico. Se quelle copie venissero esaurite con facilità, allora si procederebbe con delle stampe a tiratura maggiore.

Altrimenti???

Altrimenti????

Beh, altrimenti è stato bello, tanti auguri, la tua musica rimane nostra per 25 anni, quindi vedi di fare il bravo ragazzo… arrivederci e grazie

La cosa bella in tutta questa faccenda è che l’artista pensava di non rischiare nulla quando in realtà tutti gli oneri gravavano proprio su di lui.

Etichette indipendenti

Ti sarai accorto che in questo sito si parla ampiamente di autoproduzione musicale e di come occuparsi autonomamente della propria carriera artistica. In molte occasioni non ci nascondiamo dal comunicare il nostro pensiero, chiamalo pure dissidente se vuoi, circa le multinazionali discografiche. Ma vorrei precisare bene una cosa: non ci battiamo con mostri immaginari trascinando dentro qualunque cosa troviamo sul nostro cammino, non agiamo tanto per demonizzare qualcosa. Abbiamo consapevolezza su chi remi a favore e chi contro la musica. Esortiamo gli artisti verso l’autoproduzione musicale ma non possiamo che elogiare le etichette indipendenti. A dirla tutta, il Modello Discografico Digitale e le tecniche di autoproduzione musicale online, potrebbero risultare ancora più potenti se etichette e artista lavorassero in modo armonico e sinergico. Il mio personale pensiero sulle etichette discografiche indipendenti è palesemente positivo, dirò di più, per me sono da considerasi una vera salvezza.

Solo negli ambienti indipendenti di certe etichette si lavora con passione senza essere governati dalle miopi e ciniche politiche del profitto. Lì dentro ci sono persone che lavorano ancora con passione e quotidianamente creano e coltivano veri talenti. Anche se i budget di una piccola etichetta sono ridotti, al suo interno, si lavora sulle nicchie e sui prodotti culturalmente elevati, malgrado rappresentino una quota di mercato certamente più ristretta. Che dire, si tratta di scelte coraggiose e ammirevoli. Ne ho conosciute tante e ho avuto la fortuna di formarmi dentro una di queste etichette. Ho conosciuto le loro problematiche e mi sono arricchito tantissimo, conquistando un bagaglio di cui oggi faccio tesoro. L’unica nota negativa che osservo tutt’oggi, sta nel fatto che dovrebbero innovarsi e guardare alle nuove prospettive del web, ampliando così il servizio offerto ai loro artisti. Infatti molti dei canali ortodossi che vengono utilizzati in fase di promozione si avviano ad essere obsoleti e poco proficui rispetto alle leve del web, ma ho fede nel loro pragmatismo e immagino che presto si adegueranno sempre più al mondo 2.0.

Non bisogna storcere il muso quando viene proposta una cooproduzione in quanto vada vista semplicemente come una partecipazione nell’investimento, verso un obiettivo comune. Rimango della mia idea che lavorare con certi produttori particolarmente in gamba è un privilegio che permette una crescita professionale e personale.

La differenza tra Major ed Etichette indipendenti?

Beh, sarebbe come dire: cinismo vs passione e valori

Lunga vita all’autoproduzione musicale e alle etichette indipendenti.

Alla prossima ragazzi.

One Comment

  • Fabrizio Casapietra November 10, 2011

    Ammetto che ero ancora impigliato nella storia che avete dato dei contratti delle major. Ma delle registrazioni accurate non fanno anche spendere soldi?

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