Cosa non va nel mercato discografico italiano?

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Partiamo dal presupposto che ultimamente le cose in Italia non vanno troppo bene, il malumore incombe, il lavoro scarseggia e i soldi in tasca sono sempre meno. In periodi così neri ad una persona serve qualcosa che lo faccia evadere, che allievi il suo malcontento, quindi c’è chi si rifugia nel suo hobby, nella pittura, nello sport, nella lettura, ma la cosa che riesce a darti maggiormente questo sollievo è senza dubbio la musica.Cuffie alle orecchie e isolamento dal mondo, relax mentale unico, basta una seduta di mezz’ora per rendere la giornata più rosea possibile. Adesso veniamo alla nota dolente.

Mettiamo il caso che ti trovi in macchina in questo momento di cercato relax, ma privo di cd accendi la radio. Cosa passano? Possiamo trovare un vastissimo repertorio di nuovi cantanti spazzatura, che con la musica hanno veramente poco a che fare, a partire da tutta la compagnia di amici della signora de filippi, che a noi, della loro amicizia, detto sinceramente, può anche non fregare un bel niente! Poi troviamo quelli dell’altro talent show, nettamente superiori agli amici di costanzo, lì non ci piove, almeno passano quelli con la bella voce, ma arrivati in fondo, nonostante ci siano le basi per far uscire un cantante, cosa pubblica la Sony, la Emi o chi produce questi “artisti”?? Pezzi stitici, scritti a stampino che comunicano solo noia e fastidio, ma che riescono a portare buoni introiti alla grande etichetta che li ha prodotti.

Non diamo la colpa alle ragazzette che li ascoltano o li votano, loro non c’entrano niente, sono soltanto entrate nel malato meccanismo del media italiano. Soggiogate dalla televisione, compulsivamente provano amore per uno sbarbatello di un talent e il prescelto diventa il nuovo tormentone radiofonico, mediatico e addirittura sanremese.

Oggettivamente gli unici in Italia che stanno spendendo soldi per comprare musica sono i cyber-giovani creati dai mass media, perchè altrimenti non si spiegherebbe questo accanimento delle case discografiche nei confronti di persone che, artisticamente, valgono come 1 euro nel ’96.

La cultura musicale in Italia sta raggiungendo livelli bassissimi e il disinteresse per essa è quasi totale. Ormai si tende unicamente a guardare l’aspetto di chi fa musica e non il suo contenuto.


ERGO,

se il giovane non cresce con cultura musicale

la major discografica non può spingere

bella musica.


SOLUZIONE,

abolire la televisione per ripristinare gli equilibri.


Naturalmente le case discografiche major devono l’anima alla televisione, perchè grazie ad essa hanno ricominciato a vendere in un territorio che sembrava abbandonato da dio.

Dove c’è collusione si viene a creare un fortissimo legame d’amore, come due amanti che nascondo la loro relazione al mondo. In questo caso il tradito sappiamo già chi è: il musicista.

Non voglio creare un movimento di ribellione, dove la soluzione che vi ho dato è da mettere in atto per risvegliare le case discografiche, a noi di quelle enormi macchine produci spazzatura non deve interessare, dobbiamo crearci la nostra indipendenza e trovare alternative possibili a questo sistema marcio e privo di meritocrazia.

Etichette indipendenti, autoproduzione o autopromozione, devono lavorare in simbiosi per creare un movimento che abbia all’interno la cultura musicale e la bella musica che manca in Italia! Con questo binomio avremo sicuramente scelte per cognizione di causa e non per soldi. L’etichetta indipendente è spinta a fare uscire una band o un cantante ovviamente con grande talento, altrimenti il suo nome continuerà a rimanere nell’ombra e a timbrare musica di basso rilievo. Musicisti bravi, cantanti eccelsi o band da strapparsi i capelli ce n’è un sacco, quindi per aiutare questo percorso formativo verso il vostro successo bisogna per forza dare un “LA” e questo ha la parola autoproduzione. Vi spiego accuratamente il perchè.

La vera etichetta indipendente* non naviga nell’oro e spesso si trova a dover collaborare direttamente con l’artista per poter affrontare grosse spese e per avere una mano nel lavoro di promozione. A questo punto, se il musicista si propone all’etichetta indipendente con una parte del lavoro già fatta, ad esempio un sito internet attivo, con fan che seguono il blog, commentano, diversi dischi già venduti con l’ autoproduzione, per l’etichetta indipendente diventa molto più facile la scelta su 1000 band che hanno davanti e sarà al 100% una scelta che ha già passato un primo filtro molto selettivo, che si chiama internet. Sul web hai la possibilità di scegliere, vedere, leggere e ascoltare ciò che vuoi, quindi se uno è arrivato a te per ascoltare la tua musica è un interessato puro, uno che vuole crearsi una sua cultura musicale o che già ne è dotato e ama la musica che fai. Crearsi una base di fan, può sembrare una cosa a prima vista non troppo facile, ma le tecniche per farlo sono mirate e immediate e nettamente più semplici del restante lavoro di una etichetta indipendente.

Vi ricordate l’etica DIY della scena punk anni ’80? Il “Do It Yourself”, quel movimento schiaccia major che promosse l’autoproduzione e la formazione di etichette indipendenti per sfuggire dalla morsa di quegli schifosi succhia sangue, attaccati soltanto al loro sporco denaro. Vi sto spingendo a trovare un’alternativa già testata, niente di nuovo, va riacceso quel motore spento da più di 20 anni, quel motore che ha creato gruppi come Fugazi, Crass, Flux of Pink Indians, Poison Girls e tanti altri.

I tempi cambiano e adesso sembreranno più scuri rispetto agli anni della ribellione, forse perchè combattere con avversari del genere può creare sconforto credendo di essere soli, ma questo non è vero, perchè non siete soli, avete un nuovo grande alleato, Internet…e noi, naturalmente!


*Attenzione a fidarsi ciecamente delle etichette indipendenti, tante di queste sono mosse e finanziate dalle major.


Paolo

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  • Giuseppe Grancagnolo July 28, 2010

    Che animo impetuoso questo Paolo Biancalana :-)

  • Ali1386 July 28, 2010

    Wow ! Paolo ! Ci hai dato dentro che ci hai dato dentro !!! Ben detto, comunque… ma Cultura Musicale e Bella Musica sono veramente difficili da trovare. Io giro parecchio per i siti indipendenti e anche molte delle nuove proposte “auto-prodotte” sono identiche alle vecchie proposte “major-prodotte”… quando si parla di “nuovo” è solitamente una copia degli Evanescence ( o chi per loro ) o Screamo… è personale lo so, ma lo Screamo non mi sembra bella musica… quando si parla di cantare “urlando” ancora oggi, secondo me, nessuno lo riesce a fare meglio di Blackie Lawless dei Wasp. E comunque sia, la mia visuale è limitata all’ambiente Metal, Heavy Rock e simili… resta il fatto che di articoli come questo che hai scritto bisognerebbe scriverne altri 100.000 perchè la Bella Musica nasce dalla buona Cultura Musicale… e la buona Cultura nasce dalle Idee… e le idee da post come il tuo.
    Sono con te ! ( a televisore spento ! )

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